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venerdì 24 Aprile 2026

Ufficio delle letture

SAN FEDELE DA SIGMARINGEN, SACERDOTE E MARTIRE - Memoria facoltativa
Grandezza Testo A A A
V.
O Dio, vieni a salvarmi

R.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
   e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
   nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.
INNO
Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell'amore del Padre.
Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.
Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:
pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.
Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino e unico
nei secoli sia gloria. Amen.
Oppure:
Martyr Dei, qui
(
quæ
)
únicum
Patris sequéndo Fílium
victis triúmphas hóstibus,
victor
(
victrix
)
fruens cæléstibus,
Tui precátus múnere
nostrum reátum dílue,
arcens mali contágium,
vitæ repéllens tǽdium.
Solúta sunt iam víncula
tui sacráti córporis;
nos solve vinclis sǽculi
amóre Fílii Dei.
Honor Patri cum Fílio
et Spíritu Paráclito,
qui te coróna pérpeti
cingunt in aula glóriæ. Amen.
1 ant.
Sono sfinito dal gridare
          nell’attesa del mio Dio.
SALMO 68, 2-22.30-37    Mi divora lo zelo per la tua casa
Gli diedero da bere vino mescolato con fiele 
(Mt 27, 34).
 
I    (2-13)
Salvami, o Dio: *
   l’acqua mi giunge alla gola.
Affondo nel fango e non ho sostegno; †
   sono caduto in acque profonde *
   e l’onda mi travolge.
Sono sfinito dal gridare, †
   riarse sono le mie fauci; *
   i miei occhi si consumano nell’attesa del mio Dio.
Più numerosi dei capelli del mio capo *
   sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano: *
   quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?
Dio, tu conosci la mia stoltezza *
   e le mie colpe non ti sono nascoste.
Chi spera in te, a causa mia non sia confuso, *
   Signore, Dio degli eserciti;
per me non si vergogni *
   chi ti cerca, Dio d’Israele.
Per te io sopporto l’insulto *
   e la vergogna mi copre la faccia;
sono un estraneo per i miei fratelli, *
   un forestiero per i figli di mia madre.
Poiché mi divora lo zelo per la tua casa, *
   ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.
Mi sono estenuato nel digiuno *
   ed è stata per me un’infamia.
Ho indossato come vestito un sacco *
   e sono diventato il loro scherno.
Sparlavano di me quanti sedevano alla porta, *
   gli ubriachi mi dileggiavano.
1 ant.
Sono sfinito dal gridare
          nell’attesa del mio Dio.
2 ant.
Hanno messo nel mio cibo veleno,
          nella mia sete mi hanno fatto bere l’aceto.
II    (14-22)
Ma io innalzo a te la mia preghiera, *
   Signore, nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi, *
   per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.
Salvami dal fango, che io non affondi, †
   liberami dai miei nemici *
   e dalle acque profonde.
Non mi sommergano i flutti delle acque †
   e il vortice non mi travolga, *
   l’abisso non chiuda su di me la sua bocca.
Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia; *
   volgiti a me nella tua grande tenerezza.
Non nascondere il volto al tuo servo, *
   sono in pericolo: presto, rispondimi.
Avvicinati a me, riscattami, *
   salvami dai miei nemici.
Tu conosci la mia infamia, †
   la mia vergogna e il mio disonore; *
   davanti a te sono tutti i miei nemici.
L’insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno. †
   Ho atteso compassione, ma invano, *
   consolatori, ma non ne ho trovati.
Hanno messo nel mio cibo veleno *
   e quando avevo sete mi hanno dato aceto.
2 ant.
Hanno messo nel mio cibo veleno,
          nella mia sete mi hanno fatto bere l’aceto.
3 ant.
Cercate il Signore
          e avrete la vita, alleluia.
III    (30-37)
Io sono infelice e sofferente; *
   la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.
Loderò il nome di Dio con il canto, *
   lo esalterò con azioni di grazie,
che il Signore gradirà più dei tori, *
   più dei giovenchi con corna e unghie.
Vedano gli umili e si rallegrino; *
   si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri *
   e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui acclamino i cieli e la terra, *
   i mari e quanto in essi si muove.
Perché Dio salverà Sion, †
   ricostruirà le città di Giuda: *
   vi abiteranno e ne avranno il possesso.
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede, *
   e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
3 ant.
Cercate il Signore
          e avrete la vita, alleluia.
V.
Per la tua risurrezione, o Cristo, alleluia,
​R.
gioiscono i cieli e la terra, alleluia.
PRIMA LETTURA
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo
10, 1-11

«Devi profetizzare ancora su molti popoli...»
     
   Io, Giovanni, vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopoché i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».
        Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra,
        alzò la destra verso il cielo
        e giurò per colui
        che vive nei secoli dei secoli (Dn 12, 7),
che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: «Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti».
    Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re».
 
RESPONSORIO                     Cfr. Ap 10, 7; Mt 24, 30
R.
Suonerà la tromba, e si compirà il mistero di Dio,

*
come ha annunziato ai suoi servi, i profeti, alleluia.

V.
Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio
dell’uomo, e lo vedranno venire sopra le nubi del cielo
con grande potenza e gloria,

R.
come ha annunziato ai suoi servi, i profeti,
alleluia.
SECONDA LETTURA
Elogio di san Fedele, sacerdote e martire
Uomo di nome e di fatto fedele
   Il Papa Benedetto XIV celebrò san Fedele, difensore della fede cattolica, con queste parole:
   Egli effondeva la pienezza della sua carità nel confortare e aiutare il prossimo, abbracciava con cuore paterno tutti gli afflitti, sostentava numerose schiere di poveri con elemosine raccolte da ogni parte.
   Alleviava la solitudine degli orfani e delle vedove procurando loro il soccorso dei potenti e dei principi. Aiutava senza stancarsi i prigionieri con tutti i sollievi spirituali e corporali che poteva, visitava con sollecitudine gli ammalati, li ricreava, li riconciliava con Dio, li armava ad affrontare l’estrema battaglia.
   E in questa attività ottenne la più ricca messe di meriti quando l’esercito austriaco, acquartierato nella Rezia, fu preda di una terribile epidemia e crudelmente decimato dal male.
   Oltre che nella carità, questo uomo, fedele di nome e di fatto, eccelse nella difesa incessante della fede cattolica. La predicò instancabilmente e pochi giorni prima di testimoniarla con il sangue, nell’ultimo discorso, le dedicò, quasi come testamento, queste parole: O fede cattolica, salda, forte e ben radicata, il tuo fondamento è una roccia sicura! (cfr. Mt 7, 25). Il cielo e la terra passeranno, ma tu non passerai. Tutto il mondo da principio ti si oppose, ma tu hai trionfato su tutto con forza invincibile.
   «Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5, 4). Essa ha sottomesso re potentissimi alla signoria di Cristo, ha portato i popoli all’obbedienza di Cristo.
   Che cosa ha dato ai santi apostoli e ai martiri la forza di sopportare lotte crudeli e pene acerbissime, se non la fede, e soprattutto la fede nella risurrezione?
   Che cosa ha dato agli anacorèti il coraggio di disprezzare le delizie e gli onori, di calpestare le ricchezze, di vivere in verginità e nel deserto, se non una fede viva?
   Che cosa oggi fa sì che i veri cristiani rinunzino alle comodità, abbandonino i piaceri, sopportino dolori, e sostengano fatiche? La viva fede, operante per la carità (cfr. Gal 5, 6) fa abbandonare i beni presenti con la speranza dei futuri, e con i futuri fa cambiare i presenti.
 
RESPONSORIO                         Cfr. 2 Tm 4, 7-8; Fil 3, 8. 10
R.
Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa,
ho conservato la fede:
*
ora è pronta per me la corona di giustizia,
alleluia.

V.
Tutto ho stimato una perdita, pur di conoscere Cristo e partecipare
alle sue sofferenze, conforme a lui nella morte:

R.
ora è pronta per me la corona di giustizia, alleluia.
ORAZIONE
   Signore, che al tuo sacerdote san Fedele, ardente di carità, hai dato la grazia di testimoniare con il sangue l’annunzio missionario del vangelo, per sua intercessione concedi anche a noi di essere radicati e fondati nell’amore di Cristo, per conoscere la gloria del Signore risorto. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
       Benediciamo il Signore.

       R.
Rendiamo grazie a Dio.

Memoria facoltativa

SAN FEDELE DA SIGMARINGEN, SACERDOTE E MARTIRE - Memoria facoltativa

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