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giovedì 23 Aprile 2026

Ufficio delle letture

SANT’ADALBERTO, VESCOVO E MARTIRE - Memoria facoltativa
Grandezza Testo A A A
V.
O Dio, vieni a salvarmi

R.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
   e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
   nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.
INNO
Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell'amore del Padre.
Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.
Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:
pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.
Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino e unico
nei secoli sia gloria. Amen.
Oppure:
Martyr Dei, qui
(
quæ
)
únicum
Patris sequéndo Fílium
victis triúmphas hóstibus,
victor
(
victrix
)
fruens cæléstibus,
Tui precátus múnere
nostrum reátum dílue,
arcens mali contágium,
vitæ repéllens tǽdium.
Solúta sunt iam víncula
tui sacráti córporis;
nos solve vinclis sǽculi
amóre Fílii Dei.
Honor Patri cum Fílio
et Spíritu Paráclito,
qui te coróna pérpeti
cingunt in aula glóriæ. Amen.
1 ant.
Guarda, Signore, e considera
           l’umiliazione del tuo popolo.
SALMO 88, 39-53
Lamento sulla rovina della casa di Davide
Ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di
Davide, suo servo
(Lc 1, 69).
IV    (39-46)
​ Ma tu lo hai respinto e ripudiato, *
   ti sei adirato contro il tuo consacrato;
hai rotto l’alleanza con il tuo servo, *
   hai profanato nel fango la sua corona.
Hai abbattuto tutte le sue mura *
   e diroccato le sue fortezze;
tutti i passanti lo hanno depredato, *
   è divenuto lo scherno dei suoi vicini.
Hai fatto trionfare la destra dei suoi rivali, *
   hai fatto gioire tutti i suoi nemici.
Hai smussato il filo della sua spada *
   e non l’hai sostenuto nella battaglia.
Hai posto fine al suo splendore, *
   hai rovesciato a terra il suo trono.
Hai abbreviato i giorni della sua giovinezza *
   e lo hai coperto di vergogna.
1 ant.
Guarda, Signore, e considera
           l’umiliazione del tuo popolo.
2 ant.
Cristo è la radice e il germoglio di Davide,
          la stella luminosa del mattino, alleluia.
V    (47-53)
Fino a quando, Signore,
     continuerai a tenerti nascosto, *
   arderà come fuoco la tua ira?
Ricorda quant’è breve la mia vita. *
   Perché quasi un nulla hai creato ogni uomo?
Quale vivente non vedrà la morte, *
   sfuggirà al potere degli inferi?
Dove sono, Signore, le tue grazie di un tempo, *
   che per la tua fedeltà hai giurato a Davide?
Ricorda, Signore, l’oltraggio dei tuoi servi: *
   porto nel cuore le ingiurie di molti popoli,
con le quali, Signore, i tuoi nemici insultano, *
   insultano i passi del tuo consacrato.
Benedetto il Signore in eterno. *
   Amen, amen.
2 ant.
Cristo è la radice e il germoglio di Davide,
          la stella luminosa del mattino, alleluia.
3 ant.
Come l’erba i nostri giorni passano:
          tu, Signore, sei per sempre, alleluia.
SALMO 89    Su di noi sia la bontà del Signore
Davanti al Signore un giorno è come mille anni e
mille anni come un giorno solo
(2 Pt 3, 8).
Signore, tu sei stato per noi un rifugio *
   di generazione in generazione.
Prima che nascessero i monti †
   e la terra e il mondo fossero generati, *
   da sempre e per sempre tu sei, Dio.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere *
   e dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Ai tuoi occhi, mille anni
     sono come il giorno di ieri che è passato, *
   come un turno di veglia nella notte.
Li annienti: li sommergi nel sonno; *
   sono come l’erba che germoglia al mattino:
al mattino fiorisce, germoglia, *
   alla sera è falciata e dissecca.
Perché siamo distrutti dalla tua ira, *
   siamo atterriti dal tuo furore.
Davanti a te poni le nostre colpe, *
  i nostri peccati occulti alla luce del tuo volto.
Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua ira, *
   finiamo i nostri anni come soffio.
Gli anni della nostra vita sono settanta, *
   ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore; *
   passano presto e noi ci dileguiamo.
Chi conosce l’impeto della tua ira, *
   e il tuo sdegno, con il timore a te dovuto?
Insegnaci a contare i nostri giorni *
   e giungeremo alla sapienza del cuore.
Volgiti, Signore; fino a quando? *
   Muoviti a pietà dei tuoi servi.
Saziaci al mattino con la tua grazia: *
   esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni di afflizione, *
   per gli anni in cui abbiamo visto la sventura.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera *
   e la tua gloria ai loro figli.
Sia su di noi la bontà del Signore, nostro Dio:†
   rafforza per noi l’opera delle nostre mani, *
   l’opera delle nostre mani rafforza.
3 ant.
Come l’erba i nostri giorni passano:
          tu, Signore, sei per sempre, alleluia.
V.
Dio ha fatto risorgere Cristo Signore, alleluia,
​R.
con la sua potenza farà risorgere anche noi, alleluia.
PRIMA LETTURA

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo
9, 13-21

La piaga della guerra
     
   Io, Giovanni, vidi, e il sesto angelo suonò la tromba. Allora udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio. E diceva al sesto angelo che aveva la tromba: «Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte». Furono sciolti i quattro angeli pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno per sterminare un terzo dell’umanità. Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero. Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo. Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità. La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse nuocciono.
     Il resto dell’umanità, che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare (Sal 113 B, 4-7); non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.
 
RESPONSORIO         Cfr. At 17, 30. 31; Gl 1, 13. 14
​R.
Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di
ravvedersi.
*
Egli ha stabilito un giorno per giudicare
la terra con giustizia, alleluia.

V.
Ministri di Dio, adunate tutti gli abitanti della
regione, e gridate al Signore.

R.
Egli ha stabilito un giorno per giudicare la terra
con giustizia, alleluia.
SECONDA LETTURA
Dalla «Vita di sant’Adalberto», scritta da un autore coevo
(Acta sanctorum aprilis, vol. III, pp. 186-187)
Abbracciò la croce con tutto se stesso
   Una folla oziosa si radunò da ogni parte e con voce furibonda e atteggiamento ringhioso si mise ad aspettare le decisioni del signore del villaggio nei confronti di sant’Adalberto. Allora il santo, interrogato circa la sua identità e provenienza, e per quale motivo fosse venuto in quei posti, con voce mite rispose tali parole: «Sono nativo della Boemia e mi chiamo Adalberto; ho fatto la professione monastica e ho ricevuto tempo fa l’ordinazione episcopale; ora il mio dovere è quello di essere vostro apostolo.
   La ragione del nostro viaggio è la vostra salvezza, così che, abbandonando gli idoli sordi e muti, riconosciate il vostro Creatore, l’unico che esiste e al di fuori del quale non vi è un altro Dio; credendo nel suo nome, avrete la vita e meriterete di ottenere il premio nella dimora della gioia celeste» Così parlò sant’Adalberto. Ma quelli, già in preda allo sdegno e riversando su di lui con clamore parole blasfeme, lo minacciavano di morte.
   Infine scoppiò il furore dei pagani che si precipitarono su di lui e sui suoi compagni con grande impeto e li gettarono tutti in prigione. Sant’Adalberto, trovandosi legato insieme a Gaudenzio e a un altro fratello, disse: «Fratelli, non addoloratevi. Voi sapete che stiamo sopportando questi patimenti per il nome del Signore: la sua forza supera tutte le forze, la sua bellezza tutte le bellezze, la sua potenza è indicibile, la sua pietà eccezionale: e allora che cosa c’è di più bello che donare la propria vita per il dolcissimo Signore Gesù?». All’improvviso da una schiera tumultuante balzò fuori furioso un tale di nome Siggo, il quale, brandendo con tutte le sue forze un’enorme lancia, la scagliò contro Adalberto trapassandogli il petto. Il sangue purpureo sgorgò a fiotti da una parte e dall’altra della ferita. Egli restò immobile con gli occhi e le mani fissi in atteggiamento di preghiera verso il cielo. Dalla vena aperta continuava ad uscire un fiume di sangue e quando gli estrassero la lancia si aprirono sette larghe ferite. Egli, sciolto dai lacci, allargò le braccia a forma di croce e si mise a invocare il Signore pregando per la salvezza propria e dei suoi persecutori. E così quell’anima santa volò via dal suo carcere, mentre quel nobile corpo restava disteso a terra disegnandovi la forma della croce. Anche in questo modo, dopo aver effuso in abbondanza il suo sangue, Adalberto nelle dimore beate del cielo poté alfine godere di Cristo da lui sempre tanto amato. 
 
RESPONSORIO                          1 Ts 2, 8; Gal 4, 19
R.
Avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio,
ma la nostra stessa vita
*
perché ci siete diventati cari.

V.
Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore,
finché non sia formato Cristo in voi

R.
perché ci siete diventati cari.
ORAZIONE
   O Dio, che al vescovo sant’Adalberto ardente di sollecitudine per le anime hai donato la corona del martirio, per sua intercessione concedi che non manchi ai pastori l'obbedienza del gregge, e al gregge la sollecitudine dei pastori. Per il nostro Signore.
       Benediciamo il Signore.

       R.
Rendiamo grazie a Dio.

Memoria facoltativa

SANT’ADALBERTO, VESCOVO E MARTIRE - Memoria facoltativa

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