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giovedì 11 Dicembre 2025

Ufficio delle letture

SAN DAMASO I, PAPA - Memoria facoltativa
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V.
O Dio, vieni a salvarmi

R.
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre e al Figlio
   e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
   nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.
Questa introduzione si omette quando si comincia l'Ufficio con l'Invitatorio.
INNO
 
Gerusalemme nuova,
immagine di pace,
costruita per sempre
nell’amore del Padre.
Tu discendi dal cielo
come vergine sposa,
per congiungerti a Cristo
nelle nozze eterne.
Dentro le tue mura,
risplendenti di luce,
si radunano in festa
gli amici del Signore:
pietre vive e preziose,
scolpite dallo Spirito
con la croce e il martirio
per la città dei santi.
Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.
 
Oppure:

Hi sacerdótes Dómini sacráti,
consecratóres Dómini fidéles
atque pastóres pópuli fuére
   ímpigro amóre.
Namque suscéptæ benedictiónis
dona servántes, studuére, lumbos
fórtiter cincti, mánibus corúscas
   ferre lucérnas.
Sicque suspénsi vigilésque, quando
iánuam pulsans Dóminus veníret,
obviavérunt properánti alácres
   pándere limen.
Glóriæ summum decus atque laudis,
rex, tibi, regum, Déitas perénnis,
quicquid est rerum célebret per omne
   tempus et ævum. Amen.
1 ant.
Tu ci salvi, Signore:
          celebriamo il tuo nome per sempre.
SALMO 43    Il popolo di Dio nella sventura

In tutte le tribolazioni noi siamo più che vincitori, per
virtù di colui che ci ha amati
(Rm 8, 37).

I    (2-9)

Dio, con i nostri orecchi abbiamo udito, †
   i nostri padri ci hanno raccontato
     l’opera che hai compiuto ai loro giorni, *
   nei tempi antichi.
Tu, per piantarli, con la tua mano
     hai sradicato le genti, *
   per far loro posto, hai distrutto i popoli.
Poiché non con la spada conquistarono la terra, *
   né fu il loro braccio a salvarli;
ma il tuo braccio e la tua destra
     e la luce del tuo volto, *
   perché tu li amavi.
Sei tu il mio re, Dio mio, *
   che decidi vittorie per Giacobbe.
Per te abbiamo respinto i nostri avversari, *
   nel tuo nome abbiamo annientato
     i nostri aggressori.
Infatti nel mio arco non ho confidato *
   e non la mia spada mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari, *
   hai confuso i nostri nemici.
In Dio ci gloriamo ogni giorno, *
   celebrando senza fine il tuo nome.
1 ant.
Tu ci salvi, Signore:
          celebriamo il tuo nome per sempre.
2 ant.
Perdona il tuo popolo, Signore;
          non ci esporre alla vergogna.
II    (10-17)
Ma ora ci hai respinti e coperti di vergogna, *
   e più non esci con le nostre schiere.
Ci hai fatti fuggire di fronte agli avversari *
   e i nostri nemici ci hanno spogliati.
Ci hai consegnato come pecore da macello, *
   ci hai dispersi in mezzo alle nazioni.
Hai venduto il tuo popolo per niente, *
   sul loro prezzo non hai guadagnato.
Ci hai resi ludibrio dei nostri vicini, *
   scherno e obbrobrio a chi ci sta intorno.
Ci hai resi la favola dei popoli, *
   su di noi le nazioni scuotono il capo.
L’infamia mi sta sempre davanti *
   e la vergogna copre il mio volto
per la voce di chi insulta e bestemmia, *
   davanti al nemico che brama vendetta.
2 ant.
Perdona il tuo popolo, Signore;
          non ci esporre alla vergogna.
3 ant.
Sorgi, Signore,
          salvaci nella tua misericordia.
III    (18-27)
Tutto questo ci è accaduto †
   e non ti avevamo dimenticato, *
   non avevamo tradito la tua alleanza.
Non si era volto indietro il nostro cuore, *
   i nostri passi non avevano lasciato il tuo sentiero;
ma tu ci hai abbattuti in un luogo di sciacalli *
   e ci hai avvolti di ombre tenebrose.
Se avessimo dimenticato il nome del nostro Dio *
   e teso le mani verso un dio straniero,
forse che Dio non lo avrebbe scoperto, *
   lui che conosce i segreti del cuore?
Per te ogni giorno siamo messi a morte, *
   stimati come pecore da macello.
Svégliati, perché dormi, Signore? *
   Déstati, non ci respingere per sempre.
Perché nascondi il tuo volto, *
   dimentichi la nostra miseria e oppressione?
Poiché siamo prostrati nella polvere, *
   il nostro corpo è steso a terra.
Sorgi, vieni in nostro aiuto; *
   salvaci per la tua misericordia.
3 ant.
Sorgi, Signore,
          salvaci nella tua misericordia.
V.
Ascoltate, popoli, la parola del Signore,

R.
annunziatela sino ai confini della terra.
PRIMA LETTURA

Dal libro del profeta Isaia
26, 7-21
 
Il canto dei giusti
e la promessa della risurrezione
 
Il sentiero del giusto è diritto,
il cammino del giusto tu rendi piano.
Sì, nella via dei tuoi giudizi,
Signore, noi speriamo in te;
al tuo nome e al tuo ricordo
si volge tutto il nostro desiderio.
Di notte anela a te l’anima mia,
al mattino ti cerca il mio spirito,
perché quando pronunzi i tuoi giudizi sulla terra,
giustizia imparano gli abitanti del mondo.
Si usi pure clemenza all’empio,
non imparerà la giustizia;
sulla terra egli distorce le cose diritte
e non guarda alla maestà del Signore.
Signore, sta alzata la tua mano,
ma essi non la vedono.
Vedano, arrossendo,
il tuo amore geloso per il popolo;
anzi, li divori il fuoco preparato per i tuoi nemici.
Signore, ci concederai la pace,
poiché tu dài successo a tutte le nostre imprese.
Signore nostro Dio, altri padroni,
diversi da te, ci hanno dominato,
ma noi te soltanto, il tuo nome invocheremo.
I morti non vivranno più,
le ombre non risorgeranno;
poiché tu li hai puniti e distrutti,
hai fatto svanire ogni loro ricordo.
Hai fatto crescere la nazione, Signore,
hai fatto crescere la nazione, ti sei glorificato,
hai dilatato tutti i confini del paese.
Signore, nella tribolazione ti abbiamo cercato;
a te abbiamo gridato nella prova,
che è la tua correzione.
Come una donna incinta che sta per partorire
si contorce e grida nei dolori,
così siamo stati noi di fronte a te, Signore.
Abbiamo concepito, sentito le doglie,
abbiamo partorito vento;
non abbiamo portato salvezza al paese
e non sono nati abitanti nel mondo.
Ma di nuovo vivranno i tuoi morti,
risorgeranno i loro cadaveri.
Si sveglieranno ed esulteranno
quelli che giacciono nella polvere,
perché la tua rugiada è rugiada luminosa;
la terra darà alla luce le ombre.
Va’, popolo mio, entra nelle tue stanze
e chiudi la porta dietro di te.
Nasconditi per un istante,
finché non sia passato lo sdegno.
Perché, ecco, il Signore esce dalla sua dimora
per punire le offese fatte a lui
dagli abitanti della terra;
la terra ributterà fuori il sangue assorbito
e più non coprirà i suoi cadaveri.
 
 
RESPONSORIO                       Is 26, 19; Dn 12, 2
R.
Svegliatevi, esultate, voi che giacete nella polvere:

*
la rugiada del Signore è rugiada di luce.

V.
Si sveglieranno molti che ora dormono nella polvere:

R.
la rugiada del Signore è rugiada di luce.
SECONDA LETTURA
Dal «Trattato contro Fausto» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 20, 21; CSEL 25, 562-563)
Onoriamo i martiri con un culto di amore
e di comunione
   Il popolo cristiano celebra la memoria dei martiri con religiosa solennità, sia per sollecitare a imitarli, sia per associarsi ai loro meriti e ricevere aiuto dalle loro preghiere: ma non a loro sono elevati altari, bensì, in loro memoria, a Dio stesso, che è Dio dei martiri. Quale celebrante, officiando all’altare nei luoghi di sepoltura dei loro santi corpi, ha detto mai: offriamo il sacrificio a te, Paolo, o Pietro, o Cipriano? L’offerta è fatta a Dio nei luoghi dove sono ricordati quelli che egli ha coronato; proprio da quei luoghi deve provenire la sollecitazione a uno slancio maggiore di carità sia verso coloro che possiamo imitare, sia verso colui del cui aiuto abbiamo bisogno per poterli imitare.
   Dunque noi onoriamo i martiri con quel culto di amore e di comunione con cui anche in questa vita onoriamo i santi uomini di Dio, il cui cuore noi sentiamo pronto al martirio per la verità del vangelo. Ma ai martiri che, già superate tutte le prove, sono vincitori nella vita beata, leviamo più devota e sicura la nostra lode che non a quelli che ancora combattono in questa vita.
   Con quel culto che con parola greca diciamo «latrìa», non onoriamo né insegniamo a onorare se non Dio solo, poiché esso è una specie di servizio dovuto propriamente alla sola divinità.
   Siccome a questo culto appartiene l’offerta del sacrificio – e perciò si dice idolatria quella di coloro che lo offrono agli idoli –, in nessun modo offriamo o facciamo offrire qualcosa del genere ad alcuno dei martiri, né ad alcuna anima santa o angelo. E chiunque cadesse in questo errore viene ripreso secondo la sana dottrina, sia perché si corregga, sia perché ne sia preservato. Anche gli stessi santi, sia uomini sia angeli, non vogliono che si tributi loro quell’onore che sanno dovuto a Dio solo. Questo risultò evidente in Paolo e Bàrnaba quando i Licaoni, spinti dai miracoli compiuti da essi, volevano sacrificare a loro come a divinità; essi, strappatesi le vesti, asserendo e cercando di persuaderli che non erano dèi, proibirono di farlo. Ma altro è quello che insegniamo e altro quello che ci tocca tollerare; altro quello che dobbiamo insegnare e altro quello che siamo costretti a rettificare o spinti a sopportare, fino a quando non riusciamo a correggere.
 
RESPONSORIO       Sal 115, 15; 33, 21; cfr. Gdt 10, 3
R.
Preziosa agli occhi del Signore la morte dei suoi santi.

*
Egli ha cura delle loro ossa; neppure uno andrà perduto.

V.
Il Signore li ha circondati di onore:

R.
egli ha cura delle loro ossa; neppure uno andrà perduto.
ORAZIONE
   O Dio, fortezza e corona dei tuoi santi, concedi anche a noi, sull’esempio del papa san Damaso, amoroso cultore delle memorie dei martiri, di onorare e imitare i gloriosi testimoni della nostra fede. Per il nostro Signore.
       Benediciamo il Signore.

       R.
Rendiamo grazie a Dio.

Memoria facoltativa

SAN DAMASO I, PAPA - Memoria facoltativa

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